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SOTOZEN.COM > Archivio > Brevi Storie Zen > IL RINTOCCO DELLA CAMPANA

IL RINTOCCO DELLA CAMPANA

Ekido Zenji, maestro zen del periodo tra la fine dello shogunato e l’inizio dell’epoca Meiji (dal 1868), creò all’interno dello zen un ambiente molto rigido. Prima di diventare abate di Sojiji (uno dei due principali templi zen Soto) fu a capo del tempio Tentokuin nella regione di Kaga (l’attuale provincia di Ishikawa) e, prima ancora, del tempio Ryukaiin a Maebashi.

Nei templi zen, i novizi si alzano alle tre o alle quattro del mattino per recarsi alla sala per la meditazione (zendo) e praticare zazen per circa un’ora. Nonostante nella sala ancora immersa nel buio che precede l’alba ci siano molte persone, tutto è quieto come se non ci fosse nessuno. A volte il silenzio è interrotto dal suono del bastone per ridestare i dormienti (kyosaku) che colpisce la spalla di un monaco, ma anche questo contribuisce a una tranquillità ancora più profonda che placa tutto il corpo.

Durante queste sedute di zazen, la campana del tempio custodita nella torre (shorodo) risuona 108 volte, ora con impeto, ora delicatamente. Sapere suonare la campana non è da tutti. Inoltre, a seconda delle condizioni meteorologiche, i rintocchi possono risultare più o meno distinti.

In una fredda mattina d’inverno, durante una seduta di zazen insieme a molti monaci, Ekido Zenji udì i solenni rintocchi della campana del tempio e sentì che il modo di suonare era stranamente diverso dal solito.

“Che strano. La campana è quella di sempre, ma questa mattina i rintocchi sono così solenni da andare dritti al cuore.”

Dopo la seduta di zazen, Ekido tornò nell’alloggio dell’abate e istruì un aiutante dicendogli: “Va’ a chiamare chi ha suonato la campana questa mattina”.

Venne così presentato un novizio appena giunto al tempio. “Hai suonato tu la campana questa mattina?” chiese l’abate.

“Sì, maestro. Vede... era la prima volta e…” Farfugliando, il novizio chinò timidamente il capo, probabilmente pensando di meritare un rimprovero per avere suonato male.

“No, non ti ho convocato perché hai suonato male. Volevo piuttosto chiederti che cosa provavi suonando la campana.”

Il novizio rispose: “Mi hanno insegnato che suonare la campana significa sentire la voce del Buddha, condurlo a noi. Questo è lo stato d’animo con cui si deve suonare la campana. Questa mattina è stata la prima volta per me. Concentrandomi per sentire la voce di Buddha e condurlo a noi, quando ho afferrato il martello ho riunito tutte le mie forze nelle mani e ho colpito. Dopo ogni rintocco, mi sono inchinato a terra con le mani giunte”.

“Oh, ora capisco” disse l’abate. “Mi raccomando, quando pratichi, non dimenticare ciò che hai provato questa mattina”.

Il novizio, che ammirava il nobile carattere di Ekido Zenji e rimase al suo fianco per diciotto anni, sarebbe poi diventato Morita Goyu Zenji, il sessantaquattresimo abate del tempio Eiheiji.

Il roseo futuro sognato durante il periodo della grande crescita economica è ormai un castello in aria.

La rivoluzione tecnologica non ha semplicemente cambiato il processo di produzione; prima che ce ne rendessimo conto, ha finito con cambiare tutto, dalla struttura dell’industria a quella della società. In molti si lamentano continuamente della loro disgraziata caduta dovuta a queste nuove forze.

Di conseguenza, ognuno vuole sapere quando, come e in che direzione il mondo cambierà. Sappiamo che se facciamo cadere un bicchiere sul cemento, il bicchiere si romperà, ma non possiamo sapere in quanti pezzi. Esattamente nello stesso modo, nessuno sa esattamente che tipo di cambiamento avverrà. Il futuro incerto, i tempi andati e le persone intorno a noi sono tutte cose su cui non possiamo fare troppo affidamento. La cosa più importante, perciò, è acquisire la capacità di adattarsi ad ogni cambiamento; o, più precisamente, di acquisire il senso di noi stessi necessario a renderci padroni di ogni situazione e a influenzare liberamente, secondo la nostra volontà, il nostro ambiente che cambia in ogni istante.

Questo non è altro che vivere completamente fino in fondo la nostra vita “qui e adesso”, che è la cosa più certa che ci possa essere in questo mondo incerto.

Lo zen e lo Shobogenzo di Dogen Zenji ci insegnano come fare.